L’acqua bruciata

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L’acqua bruciata

di  Fabio Squeo

 

Prefazione

di Danilo Serra

 

L’uomo e la sua esistenza, il soggetto e la sua vita. Una vita carica d’impressioni e significati. È un gioco incandescente l’esistere (ex-sistere), un esporsi ai rischi più assoluti, un porsi innanzi alle insidie emergenti, all’ implacabile durezza dell’avvenire.
I racconti di Fabio Squeo colpiscono per intensità e carattere.È impossibile leggerli sommariamente, d’un fiato. I racconti reclamano lentezza, richiedono applicazione.
Pacatamente vanno accolti e assaporati, verso dopo verso, sorso dopo sorso, come un fresco calice di vino bianco. Niente è più lento della lettura. Leggere, infatti, è uno sforzo continuo che attiva il lettore e lo induce a riflettere, quasi costringendolo, trasportandolo alla volta di una nuova e nobile dimensione. La lettura reprime la logicadella fretta, chiama e raduna il tempo. La velocità – imprescindibile fattore del nostro tempo – non è qui tollerata; è anzi del tutto inefficiente e fuorviante.
C’è un compito precipuo che appartiene all’uomo impegnato nella sacra arte della scrittura: creare interesse. Creare interesse vuole dire in senso proprio “stimolare”, “provocare”, “pungolare”, “destare” il lettore, suscitando in lui attenzione e coinvolgimento.
È questa, in fondo, la grande responsabilità di chi scrive.
Coinvolgere è nient’altro che attrarre a sé, abbracciare, stringere. Chi scrive, perciò, non è mai solo: è lui in irruente compagnia di chi stringe. Uno scrittore, indipendentemente dal freddo numero di copie vendute, compie in ogni parola scritta un sacrificio. Egli sacrifica sé, la propria individualità, il proprio « segreto » , mettendo in comune aspetti intimi ed interiori con lo scopo di colpire l’altro (il lettore), dimorando in lui come il p iù autentico degli ospiti. In tal modo, tra i due si istaura una dialettica, una fitta relazione che ha successo soltanto se essi si comprendono. L’uno e l’altro, lo scrittore e il lettore, necessitano di tenersi per mano e dunque di prendersi per com – pre ndersi. Nessuna fretta: per intendersi c’è bisogno di tempo – l’intendimento è proprio una forma di lentezza che incanta.
L’acqua bruciata è un’ opera che , nella pluralità dei suoi singoli personaggi, pone in risalto un reale protagonista universale. Pur trattandosi di una variegata raccolta di narrazioni, in essa emerge un uomo radicato nel mondo – quello che l’autore ama definire « l’uomo dell ’esistenza » – impegnato a vivere la commedia (la farsa) della vita . Una commedia intessuta di tribolazioni e paradossi «che stanca/ nella serietà/ nella comicità/ nella passione/ nella perversione» .

L’uomo dell’esistenza prova fatica per le incessanti pressioni della vita ( « l ’ accadere della vita » ) e per i naturali acciacchi che impressionano il proprio corpo. È l’uomo « stanco e sudato » sottoposto al « vociare insulso della gentaglia » .
Ma è sempre in questa drammatica pantomima che, dopotutto , si ha il coraggio di stare in piedi e di resistere ai colpi e al peso dell’esistere . L’uomo di Squeo è l’impavido viandante che sopravvive al chiacchiericcio della folla, è la tenace creatura che non s’arresta dinanzi a « lividi di gelo » ; combatte e resiste, affidando si talvolta alla solitudine, affondando nell’oscura e inafferrabile bellezza dei sogni.

Le pagine sono pura esaltazione e, ancor di più, riflessioni che celebrano il prestigio della Poesia , insigne arte quasi obliata nella balorda e tà dello smartphone , l ’ epoca del nascondimento dello sguardo. Nondimeno – son sicuro! – verrà un tempo in cui la Poesia ritornerà a farci ​innamorare . In lontananza avvertiamo già gli struggenti richiami di Goethe e Rilke ; l ’ incantevole eco delle Elegie duinesi rimbomba accomodante nelle nostre orecchie incuranti .

Lontana e vicina , distante e prossima : la bellezza è dietro l’angolo, è già in cammino. Come l ’ uomo celebrato da Squeo, l ’ homo viator sempre in viaggio sulla terra e nella vita, spazi labili del suo destino dov ’ egli procede secondo le sue scelte ed intenzioni verso la vita o verso la morte. È il pellegrino per essenza e per vocazione che prega e supplica pe r la sua ineffabile sorte. L ’ uomo storico è il protagonista di queste pagine , l ’ individuo ch e Lucien Febvre – tra i fondatori dell a École des Annales – indica con la sentenza :               « L ’ uomo, misura della storia, sua unica misura. Più ancora, la sua ragione di essere »

« Gli uomini, soli oggetti della storia – di una storia che non
s ’ interessa a non so quale uomo astratto, eterno, in fondo
immutab ile e in perpetuo identico a se stesso – gli uomini
colti sempre nel quadro delle società di cui sono membri.
Gli uomini membri di queste società in un ’ epoca ben
determinata del loro sviluppo – gli uomini dotati di
funzioni molteplici, di attività diverse, di preoccupazioni e
attitudini varie, che tutte si mescolano fra loro , si urtano,
si contraddicono, finend o per concludere una pace di
compromesso, un modus vivendi che si chiama la Vita »

I racconti lentamente scorrono davanti ai nostri occhi in tutta la loro inaudita potenza e profondità. Sono flussi esistenziali, limpide linfe che sgorga no da rocce e da terreni avvallati, profondi. Squeo è l’interprete che traduce in poesia « i lamenti, le rivelazioni e i drammi della vita » . Egli scava con pazienza nel sottosuolo del linguaggio rintracciando le parole desiderate. I racconti sono così impreziositi da questo estenuante lavoro di scavo e sterramento. Le parole ricercate sono ben calibrate dacché hanno un senso straordinario capace di rende re l’intera lettura dignitosa e ricolma d’interesse. A patto che si rispetti una civile regola non scritta: la già citata legge della lentezza.

 

Per qualunque richiesta o informazione circa l’Opera di cui si è interessati si prega cortesemente di rivolgersi direttamente ai contatti dell’Autore o al sito internet dell’editore.

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